La verità è che sono stufa di sentirmi come se avessi appena abortito.

Stufa della nostalgia.

Stufa dei rami secchi.

Stufa di avere il vento a favore.

Stufa della noia.

Stufa di star ferma.

Stufa di avere pazienza.

Stufa di forzarmi alla razionalità.

Stufa delle limitazioni, contingenti e non.

Stufa di tenere le mani in tasca.

Stufa di aspettare.

Rivendico il mio diritto al movimento, al tuttoesubito, alle cazzate, all’irresponsabilità, allo tza tza tzu, alle urla, alla gelosia immotivata, alle lacrime, all’ubriachezza molesta, al flirt con doppio movimento di labbra, allo smarrimento, alla nebbia, alla seduzione, alla provocazione, ai tacchi alti, agli occhi veri, all’insensatezza.

Rivendico il mio diritto a scintillare.

Stars, all we ask for is our right to twinkle.

Mi parli di come le mie mille personalità si agitino nei miei occhi, agli angoli della bocca, sulla punta delle dita.

Di come io possa riuscire a tenere a freno la lingua, mandar giù quello che mi vortica in gola -chè se uscisse, nulla sarebbe più uguale-, quello che mi fa l’effetto di mille eclissi al minuto.

Di come abbassare lo sguardo mi risulti necessario, il più delle volte, perchè se solo ti guardassi allora sì, che tutto ciò che mi impasta le ciglia ti si appiccicherebbe addosso.

Di come io sia la più abile delle bugiarde, la migliore acrobata dell’omissione, la scimmietta ammaestrata del mio circo personale.

Ma le mani, quelle bastarde, non sanno mentire, rifiutano di assecondarmi.

Ed è lì che mi leggi, nelle mani. Sui palmi solcati, che ti parlano delle carezze che non so a chi affidare, di quelle che non ho voluto fare. Sui dorsi lisci, che ti sussurrano dell’abbandono e della diffidenza. Sulle nocche aguzze, che ti raccontano della rabbia, di ogni millimetro di pelle che si è tesa su di loro. Sulle unghie, che ti dicono della vanità e della rinuncia.

Sui polpastrelli, che da te in poi, sanno dire solo della nostalgia e dell’amore.

Le mie mani no, loro non mentono.

Chè mica l’avrei pensato mai di cancellarti da me.

Mica l’avrei detto che di te m’avrebbero parlato solo degli stupidi aggiornamenti di status.

Mica l’avrei sospettato, di riuscire a dimenticare che anche tu hai i capelli neri nerissimi come i miei.

Mica l’avrei immaginato, di trovare parole in codice che non comprendessero te, e il mio amore per te.

Mica l’avrei voluta questa distanza siderale dalla tua pelle che cresce.

Micascìsti, a questo punto.

Mica t’avrei perduta, se non ci fossimo sciolte nella folla.

maforsequellochemicivuoleèsolochampagneafiumielabbrascarlatteperbaciare

oppurevomitartiaddossotuttol’amorechenonsaituttalarabbiachenonsai

[ ma anche no, mi riprendo l'arte di ammiccare e sporco di rossetto i vostri bicchieri ]

Leccatemi bastardi non talentuosi leccatemi.

Tornare, ancora.

Che è perdere il controllo senza prendersi in giro, per una volta.

Che è cedere ai mostri, arrendersi.

Che è non tirare fuori una lacrima, basteranno le ossa.

Che è censura, strapparsi gli occhi e la lingua.

Tornare, e perdersi tra macerie familiari

tra ingranaggi fin troppo rodati.

Tornare, una pozza nera nel petto.

Liquida.

Liquida.

Liquida.

Intanto che sto qui

guidata dalle mani dei miei alter ego

nelle orecchie il sussurrare continuo

rimbombante

di chi mi intima di cambiare orari

cambiare gioielli

cambiare espressione

/chè non è questa la giusta smorfia per un fiore in boccio come te

smetto di amare chi ormai mi nausea

lascio correre

sorrido allo specchio.

Intanto che queste ossa

ricominciano a sporgere

sculture di madreperla

avorio

intuisco la perfezione

il miracolo.

Intanto che mi scrollo di dosso

amori che ho tenuto in grembo

come feti morti

amori che hanno consumato la pelle

facendomi trasalire di dolore ad ogni alito di vento

amori che ho ficcato nel freezer invece di seppellirli

più in fondo possibile

oltre le radici

oltre l’inferno.

Intanto che sto qui

affondata in sette materassi

/i più soffici che esistano

nuda e serena come appena nata

e lascio che i rumori mi girino intorno

che costruiscano ragnatele di suoni

piccole sinfonie da lasciar sciogliere sulla nuca

di notte

perchè anche la notte mi ami

perchè anche questa luce lattiginosa diventi crisalide

lieve su di me

( così stanca di essere larva ).

Intanto che mi ammalo di questo intanto

e stringo incantesimi

e mi accorgo  che quel color lucciola

/che vedo brillare nello specchio

sono proprio io.

A un anno esatto dal mio ritiro a vita privata ( vedi: non blogghereccia ), cedo nuovamente all’impulso irresistibile di condividere me stessa con questo mare di facce, parole, foto che è il web duepuntozero.

Chissà che non ne venga fuori qualcosa, ancora.

Piacere di conoscervi.

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